Studi, testimonianze e osservazioni sul campo condotte in un Comune del Parco Agricolo Sud Milano (Sud-Ovest Milanese) hanno dimostrato la non fondatezza e l’inattendibilità delle false accuse mosse dagli organi di stampa ufficiali, da alcuni Consorzi, agricoltori e cacciatori secondo cui le nutrie (Coypu o castorini) causerebbero danni all’attività agricola. Questo e’ FALSO e i dati lo dimostrano. Ma andiamo per gradi.

Come scrissi qualche articolo addietro le principali accuse imputate a questi roditori possono essere raggruppate nelle seguenti classi:
1) danni alle colture
2) danni agli argini
Analizziamo ora i dati che scagionano la nutria da queste infamanti e pretestuose accuse.


FIG. 1 – campi coltivati con argini per irrigazione. In questi posti è forte la presenza di nutrie

1) LE NUTRIE E L’AGRICOLTURA
In alcuni Comuni del Parco Agricolo Sud Milano (e non solo) sono state eseguite osservazioni sul campo per constatare gli effetti della presenza delle nutrie sulle principali pratiche agricole.
Anche se lo studio è iniziato da alcuni anni, dedicherò la mia attenzione agli utlimi 2 anni sia perchè sono i più recenti sia perchè secondo le solite fonti disinformative il fenomeno nutrie è in continuo aumento, ma questo ultimo punto lo spiegheremo più tardi.
Mais, frumento, grano, riso, marcite, foraggi, soia sono solo alcune delle colture poste sotto esame da questo studio, eseguito appunto su Comuni con una forte presenza di nutrie fin dagli anni passati (almeno 10 – 15 anni fa). Ogni anno le aziende agricole procedono con la semina, la concimazione, l’irrigazione, le pratiche per il mantenimento fino ad arrivare al raccolto. Ebbene, ad ogni termine di questo ciclo agricolo si assiste ad un raccolto che è prossimo almeno al 98% circa di quanto seminato.
In agricoltura è impossibile avere il 100% del raccolto in termini numerici ed è anche errato fissarsi su questa mentalità. Se l’immaginario collettivo pensa che da un seme seminato corrisponde una piantina è in errore. Non si tratta mai di rapporto 1:1 perchè, prendendo ad esempio il mais, da 1 seme di ricava una pannocchia con (per semplicità ma sono molti di più) 50 semi! Un rapporto di 1:50. Il raccolto sarà quindi sempre in positivo, salvo naturalmente incidenti o catastrofi naturali.
Durante la semina, fin dai tempi più antichi, gli uomini e in particolare i contadini (quelli veri che amano la Natura, oggi ormai sempre più rari perchè accecati dal denaro) hanno sempre convissuto con gli uccelli che si cibavano delle sementi ma nonostante questo – che si ripete tutt’oggi – i raccolti sono sempre disponibili.
Anche quest’anno appunto su estesi campi coltivati, il raccolto è stato abbondante e le eventuali perdite rientrano nel normale bilancio. Queste perdite sono causate sia dalla tecnica adottata (fattori interni) che da fattori esterni. Per i primi cito solo un fatto esemplare: durante la semina, quasi tutte le piantine presenti ai bordi esterni del campo hanno difficoltà a crescere e a produrre il raccolto perchè sono molto esposte alle intemperie, ad una cattiva esposizione, all’inquinamento delle auto che passano vicino etc. Questo gli agricoltori lo sanno e lo prendono sempre in considerazione e rientra in quel 2% di “perdite” che è indicato sopra.


FIG. 2 – Le piante ai confini dei campi non sono da considerare ai fini produttivi

In quel 2% circa di “perdite” sono incluse le attività degli animali, inevitabili per ovvi motivi:
– l’uomo ha disturbato l’ambiente in cui essi vivono
– le colture sono mangiate anche dagli animali che a loro volta (tutti) aiutano l’ecosistema a non collassare.
Esattamente: la fauna selvatica (sia essa autoctona che alloctona) è di fondamentale importanza perchè grazie ad essa gli sconvolgimenti umani dettati appunto dall’attività antropica, possono essere compensati e ridimensionati. Ricordo che l’agricoltura intensiva e gli allevamenti sono la causa principale dei dissesti idrogeologici e dell’inquinamento idrico e atmosferico. Ciò non viene detto solo perchè potrebbe destabilizzare il sistema in cui oggi viviamo ma la realtà è proprio questa e in Rete si trovano studi mirati che dimostrano ciò.
Nel caso particolare, le nutrie se non hanno a disposizione della vegetazione spontanea (erba, prati incolti, etc.) possono in casi di necessità cibarsi delle piante coltivate presenti vicino all’acqua, raramente di addentrano. Questo però non vale solo per le nutrie ma per tutti quegli animali che vivono in campagna, dagli uccelli ai mustelidi, dagli insetti ai conigli. Anche l’uomo fa la sua parte difatti sono stati ripresi furti di pannocchie di mais da alcune persone.
Concludendo, anche secondo uno studio della Regione Lombardia non esiste nessuna correlazione tra i castorini e le spesso gonfiate perdite agricole. Gli unici effetti che gli animali possono causare all’agricoltura consistono in un’effettiva alimentazione delle suddetto colture ma questo avviene solo in particolarissime circostanze. Un caso su tutti e che riguarda le nutrie è la presenza in passato (ma non è detto che sia anche attuale) di allevamenti di castorini e le pratiche insensate di abbattimenti con gabbie e armi da fuoco. Oltretutto l’immissione di fauna per fini venatori crea davvero perdite ai raccolti e squilibri ambientali. La responsabilità quindi, ad essere onesti con la propria coscienza, è sempre dell’uomo e dei suoi interessi meramente economici.


FIG. 3 – Raccolto abbondante e senza perdite

2) LE NUTRIE E GLI ARGINI
Le nutrie scavano tane anche negli argini, questo è risaputo e l’ho sempre spiegato. Ma nessuna nutria ha mai causato i disastri che crea l’uomo. A parte questa piccola parentesi doverosa, le tane delle nutrie possono essere anche ricavate tra la vegetazione del sottobosco e a seconda dell’argine le tane variano di lunghezza. In alcuni casi non si parla di “cunicoli” ma di conche perchè alla nutria basta solo uno spazio di terra per ricavarsi un posto dove ripararsi e vivere pacificamente. Durante le osservazioni di questi anni si sono notate dei piccoli cedimenti di argine che hanno provocato la fuoriuscita di acqua da un campo di riso alla roggia sottostante MA nonostante questo il “danno” è stato comunque molto relativo perchè la produzione e il raccolto sono stati ottimi. Spesso inoltre per riparare questi inconvenienti è sufficiente coprire con della terra il buco ma tale operazione avrà solo una durata limitata. Le fuoriuscite di acqua però avvengono prevalentemente dove gli argini sono “nudi”, privi cioè di vegetazione. E’ risaputo infatti che le radici delle piante svolgono una funzione di consolidamento degli argini e infatti la piantumazione di questi ultimi è una tecnica a favore della stabilità delle opere idriche. Dove vi è vegetazione e vi sono le nutrie e le loro tane, gli argini sono solidi e non si sono mai avute perdite di alcun tipo.
Tra l’altro non sono solo le nutrie a scavare tane negli argini, anche molti altri roditori lo fanno così come mustelidi, lagomorfi, rettili, invertebrati, altri mammiferi etc. Da testimonianze sia dirette che indirette, l’instabilità degli argini è causata proprio dai mezzi agricoli sia perchè la terra crolla sotto il loro peso sia perchè le pratiche agricole prevedono l’uso a volte massiccio di diserbanti. Questi percolano poi nel terreno e con le piogge stagionali, avendo i nostri suoli delle caratteristiche idrogeologiche precarie, gli smottamenti sono all’ordine del giorno. Oltretutto i cacciatori nella stagione venatoria camminano sugli argini facendoli anche crollare. E’ facile poi dare la colpa agli animali!
Esistono molti modi per prevenire questi “danni” e come scriverò in un articolo più avanti, tali opere si basano sull’impiego di ingegneria ambientale e metodi ecologici.


FIG. 4 – Argini nel Sud-Ovest Milanese con presenza di nutrie (e altri animali). Attenzione, non vanno confuse le tane degli animali con gli anfratti naturali creati dall’erosione (naturale) dell’acqua.

Come si può notare le Nutrie sono INNOCENTI e non arrecano alcun danno all’agricoltura, anzi degi studi in corso stanno proprio rivalutando questa considerazione sotto aspetti positivi.
Questo studio procederà e sarà soggetto ad aggiornamenti in bae alle nuove scoperte e risultati raggiunti.


FIG. 5 – Coypu (Castorino o nutria) che mangia pacificamente l’erba spontanea che cresce sulle sponde di una roggia.

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