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Pochi giorni fa al governo è giunta una risoluzione (ripresa in maniera ironica ma assai astuta e intelligente QUI) che ha dell’incredibile ma anche per questo è facilmente intuibile da chi arriva (ovvero dalle solite lobbies venatorie e agricole in primis). Tale documento chiede alla Commissione in oggetto di inserire la specie Nutria (Myocastor coypus) tra le specie cacciabili e quindi favorirebbe la caccia aperta alla nutria tutto l’anno e in ogni dove, in barba alle leggi in vigore di tutela e protezione della biodiversità e degli habitat.
Cosa significa questo? Prima di analizzare brevemente le terribili conseguenze va ricordato che nel giugno del 2011 a Pavia si tenne il primo convegno internazionale sulla nutria e in questa sede la stessa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato e dimostrato la NON FATTIBILITA’ di introdurre la nutria quale specie cacciabile [1]. Questa risoluzione quindi è anticostituzionale (non rispetta la legge nazionale 157/92) e deve essere revocata il più presto possibile perchè va contro gli studi scientifici proprio dell’unico organo un po’ più competente in materia di fauna selvatica in Italia ovvero l’ISPRA (ex-INFS).
Ciò rappresenta un fatto grave perchè effettivamente non tiene conto del tavolo tecnico – scientifico (eccetto per alcuni rappresentanti allora presenti) quale era il convegno internazionale sulla nutria. Secondo le lobbies sopra citate quindi, i validi studi scientifici (che costoro si guardano bene dall’eseguire) non hanno valore e questo è un vero affronto all’Etica, alla Scienza, alla Nazione e alla Natura ivi presente dimsotrando la loro totale malafede.
Le ipotesi su cui si basano gli assunti del documento in questione sono assai opinabili.
1) ASPETTO IGIENICO-SANITARIO: le analisi eseguite negli anni da vari Istituti Zooprofilattici Italiani e presenti in alcuni articoli scientifici hanno dimostrato che NON SUSSISITE NESSUN RISCHIO SANITARIO. La Nutria non è portatrice di leptospirosi o tutto al più può esserne portatrice solo secondaria ed occasionale in precisi contesti (allevamenti bovini, presenza di scarichi fognari abusivi) ma le leptospire sono presenti nell’ambiente a prescindere dalla presenza delle nutrie. [2]
2) ASPETTO BIOLOGICO: la nutria è un roditore naturalizzato e quindi appartenente alla fauna selvatica italiana. La sua biologia ed ecologia lo rendono un animale che ben si adatta ai nostri ambienti e vive in armonia con fauna e flora locali, dove gli ambienti non siano stati degradati dalle attività antropiche ovviamente. [3]
3) ASPETTO RELATIVO AI DANNI: secondo studi scientifici e dati ufficiali, la Nutria non arreca danni gravi all’agricoltura o alle infrastrutture. A presciendere dalla specie in questione, la cattiva gestione dei fondi e la mancanza di manutenzionale sono le cause principali dei dissesti idrogeologici e delle eventuali perdite agricole. Le aziende venatorie causano enormemente molti più danni. [4]
4) ASPETTO GESTIONALE: studi scientifici hanno dimostrato la non efficacia e l’inutilità degli abbattimenti. Sparare alle nutrie tutto l’anno significa incrementare in maniera esponenziale la proliferazione di questo roditore con tutte le relative conseguenze nonchè creare forti squilibri ai vari ecosistemi. Ci perderanno tutti eccetto le associazioni venatorie e le industrie delle armi (e del commercio nero di pelli e carni). Per una assurda economia di casta si sta per mandare al macero il nostro meraviglioso ambiente naturale. Esistono vari metodi di gestione ecologica della nutria, molto efficaci ed economici ma che “purtroppo” scriveranno la parola FINE al mercato venatorio e bellico. [5]
Quali saranno i rischi e quindi le conseguenze disastrose di una eventuale e malaugurata approvazione di tale risoluzione? Innanzitutto sarà un vero disastro ecologico e naturalistico dato che si prevederà di cacciare la nutria tutto l’anno, eventualmente, anche in zone ora interdette alla caccia (Oasi, Parchi, ecc.).
E’ preoccupante il fatto che chi legifera in quella sede non abbia la ben che minima conoscenza in ambito biologico e naturalistico e non sappia nulla della specie Nutria se non le menzogne raccontate solo da determinate lobbies. La Nutria infatti è una specie che vive a contatto con l’acqua, quindi in zone umide sia naturali che seminaturali (paludi, stagni, fontanili, risorgive, laghi, fiumi, ecc.). Queste zone sono protette dalla direttiva Habitat ad esempio. Siccome l’acqua è sinonimo di vita, tali zone rappresentano degli “hot spot” di biodiversità e presentano equilibri ecologici sensibili. Approvare un tale affronto verso la Natura, quale è questa risoluzione, equivale a condannare a morte ambienti di elevato pregio naturalistico. Infatti molte specie diverse vivono in queste zone insieme alle nutrie come anatidi, anfibi, pesci, rettili, piccoli mammiferi, invertebrati, ecc. Tutto ciò avrebbe un impatto negativo a livello di sostenibilità ambientale (inquinamento da piombo, disturbo dell’avifauna, degrado ambientale, ecc).
Chiunque abbia un cuore e un briciolo di intelligenza (e consocenza) ha ben compreso cosa si cela dietro questa assurda e antiscientifica risoluzione che distruggerà l’ambiente solo per l’ingordigia dei soliti noti.
Si auspica quindi un ravvedimento della coscienza di chi rappresenta le vere Istituzioni a tutela dell’ambiente perchè crediamo che la Natura non abbia prezzo e sarebbe ora di dire basta ai soprusi delle lobbies. Per amore della Vita, per amore del Pianeta.

1 – http://nutria.mifaonlus.com/?p=584

2 – http://www.scribd.com/samuelev/d/60444583-Speciale-Fauna-2-Leptospirosi-e-Nutrie-2-0

3 – La Nutria (Myocastor coypus): Biologia, Ecologia e Gestione (Marin M., Venturini S.)

4 – http://www.regioni.it/upload/181110_danni_Fauna_Selvatica.pdf

5 – Tra i molteplici esempi, segnaliamo: http://wdfw.wa.gov/living/nutria.html

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E’ stato considerato dal Legislatore (L.157/92 art. 19) come “intervento straordinario”, diverso dalla caccia, eseguibile solo per motivi particolari da un numero ristretto di persone.

Il controllo della fauna selvatica, se non “gestito bene”, rappresenta un elemento di forte conflitto tra Amministrazioni e società (agricoltori, cacciatori, ambientalisti, ecc.)

L’ABBATTIMENTO, LA CATTURA SONO METODI “ECOLOGICI”?

Attualmente esiste molta confusione nella terminologia e normativa faunistica…

Data l’importanza assunta dal termine è opportuno chiarirsi sulle definizioni
Ai sensi della L. 157/92, ed in particolare all’art.19, il “controllo” della fauna selvatica può essere definito come l’insieme delle azioni (dirette od indirette) finalizzate alla prevenzione/limitazione/riduzione dei danni causati da una specie faunistica.

Il controllo quindi:
– è un caso particolare della gestione faunistica
– non è finalizzato al raggiungimento di obiettivi diversi dalla riduzione dei danni (es. un valore di densità)
– non è il “prelievo venatorio” (non è “caccia”)

Quali sono le modalità con cui si può dare attuazione alle azioni di controllo?
La L. 157/92 al proposito così recita: “ Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’INFS (ISPRA)

Quindi:
– il controllo deve essere “selettivo”
– esistono casi “normali” (di norma…) in cui le azioni di controllo vengono praticate  con metodi ecologici;
– i metodi ecologici sono indicati (su parere…) dell’ISPRA.

MA QUALI SONO I METODI “ECOLOGICI”?
All’ISPRA spetta il compito di individuare i metodi ecologici applicabili per ciascuna specie/situazione.
Ma, tecnicamente, quale caratteristica devono avere i metodi di controllo faunistico?

Il maggiore aiuto ce lo danno ancora una volta le sentenze (perché verosimilmente costituisce uno degli argomenti con maggior contenzioso).

I piani provinciali di abbattimento devono dar conto del previo esperimento di metodi ecologici e dell’inefficacia di detti metodi incruenti certificata dall’INFS (ISPRA)” (TAR Friuli Venezia Giulia, 22 novembre 2007, n. 732)

“ La lettura dell’art. 19, co. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, infatti, rende evidente che l’abbattimento della fauna costituisce un’opzione del tutto subordinata ed eventuale rispetto all’utilizzo di metodologie ecologiche” (TAR veneto, sez. II, 24 ottobre 2008, n. 3274)

Quindi

METODO ECOLOGICO=METODO INCRUENTO
Quindi per la risoluzione dei danni l’ISPRA dovrebbe indicare (solo) metodi ecologici (ed incruenti).
Con il termine “metodi ecologici” si individua l’insieme delle azioni dirette volte alla limitazione numerica di una specie selvatica agendo tramite accorgimenti basati sull’ecologia o sull’etologia della specie.

Esempi di metodi ecologici:
•    Reintroduzione (ove manchino) dei predatori naturali (come la volpe, invece cacciata!)
•    Diminuzione delle risorse alimentari artificiali (i campi coltivati per gli erbivori), ponendole in “indisponibilità” (fascia”tampone”)
•    Siepi campestri
•    Reti per le sponde arginali
•    ecc.

Ancora la L. 157 precisa che : “Qualora l’Istituto (ISPRA,n.d.r.) verifichi l’inefficacia dei predetti metodi (ecologic, n.d.r.) lePprovince possono autorizzare piani di abbattimento”.

All’ISPRA dunque la norma demanda:
1)    Sia l’indicazione dei metodi ecologici
2)    Sia la verifica sulla loro efficacia

Una volta verificata tale inefficacia l’autorizzazione all’abbattimento parrebbe essere possibile. E ciò senza la necessità di ottenere un parere dell’ISPRA.

UN ANNOSO EQUIVOCO

In passato nella maggior parte dei casi le Province che avevano problemi di danni da fauna selvatica:
–  hanno sempre chiesto il parere dell’ISPRA, anche se ciò non rappresentava una condizione necessaria, non trattandosi di provvedimenti connessi alle specie di cui alla Direttiva 79/409/CEE (uccelli selvatici). Questo rapporto diretto con l’Istituto è stato ricercato  verosimilmente per conferire una sorta di “legittimazione” ai propri atti.
– hanno spesso proposto un “Piano di controllo” con delle soluzioni comprendenti l’abbattimento (Mantova è andata oltre: non li ha nemmeno contemplati passando direttamente alle gabbie-trappola (vedi art. 3 “criteri ispiratori”)!!!).
– l’ISPRA ha sostanzialmente dato pareri su quello che le Province richiedevano, entrando nel merito delle metodologie di abbattimento.
– questo ha originato una serie di problemi tecnici ed amministrativi (contenzioso – vedi sentenze).

IN QUESTO MODO PERO’ SI PERMETTE “LA DERIVA” DEI COMPORTAMENTI AUTORIZZATIVI PROVINCIALI.

CONTROLLO=ABBATTIMENTO=CONTENIMENTO=CACCIA

I PIANI DI ABBATTIMENTO (con le modalità consone):
•    Sono attuati con la presenza diretta di un Agente di Vigilanza di cui all’art. 51, coordinata dalla Polizia Provinciale.
Pertanto:
•    Sono “fuori legge” gli interventi effettuati da cacciatori o proprietari da soli…

Infine, secondo lo stesso ISPRA, la definizione di metodi ecologici è la seguente:

“[…] metodi che non determinanola sottrazione di individui (per abbattimento ma anche per cattura e traslocazione) dalla popolazione interessata. Sono quindi metodi ecologici:
– gli interventi che deprimono in maniera indiretta la dinamica delle popolazioni agendo sui fattori limitanti (risorse alimentari, siti di rifugio o riproduzione, ecc.);
– la messa in opera di mezzi di protezione fisica dei beni danneggiabili (recinzioni fisse, reti mobili, pastore elettrico), o di strumenti dissuasivi (visivi, olfattivi, acustici, ecc.);
– la predisposizione di fonti trofiche alternative a quelle offerte dalle risorse danneggiabili.”

Qui di seguito vengono riportati alcuni estratti da riviste, libri, articoli relativi all’allevamento del castorino sia in Italia che presso altri Paesi. Questa raccolta dati vuole essere una dimostrazione di come i castorini (le nutrie) siano state e siano tutt’ora una fonte di guadagno economico che coinvolge diversi settori.

Motivi per allevamento castorino: “fa guadagnare bene” [Casa del Castorino]

Cappelli di pelliccia di nutria. I più bei cappelli del mondo sono fabbricati in America e i migliori cappelli americani provengono dalla pelliccia di nutria.


Nutrie erbivore rilasciate da un allevamento di pelliccia

Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.

Mcllhenny ha rilasciato un grande numero di nutrie in Louisiana. La prima importazione di nutria in USA fu fatta nel 1899. La prima registrazione in Louisiana nel 1933 quando Susan e Conrad Brote fondarono un allevamento di nutria in Abita Springs, che chiuse dopo soli 4 anni, vendendo alcune nutrie e rialsciando le altre. Un altro allevamento di nutria fu costruito in St. Bernard Parish da Mcllhenny con la sua prima nutria nel 1938. Successivamente la popolazione di nutrie in cattività di Mcllhenny crebbe superando i 500 esemplari e molti furono deliberatamente rilasciati in natura. Tutte le rimanenti nutrie allevate furono rilasciate nel tardo 1945. […] L’introduzione di un animale esotico da pelliccia era incoraggiata e promossa dal direttore del Dipertimento di Conservazione degli animali selvatici e da pelliccia della Louisiana.


Nutrie e capibara sono stati entrambi importati per la loro pelliccia. Nutrie e capibara sono divenuti specie naturalizzate come risultato di fughe o rilasci da aziende faunistico-venatorie o da allevamenti da pelliccia. […] La nutria è stata importata e rilasciata diverse volte nei primi anni del 1930 ma non riusci mai a naturalizzarsi. La prima introduzione che ebbe successo avvenne nel 1938 quando furono acquistati tra i 12 e i 20 esemplari per l’industria della pelliccia.


Le nutrie sono state apprezzate per la loro pelliccia nel 1800. Dapprima furono importate in California nel 1899 per la pelliccia appunto e poi furono rilasciate per controllare le piante infestanti intorno alla metà del 1900. Gli allevatori di animali da pelliccia importarono le nutrie a Washington nel tardo 1930  e in Oregon nel 1937, e nel 1941 in entrambi questi Stati si naturalizzarono le prime colonie di castorini. […]


Ashbrook (1948) ha descritto un caso di fuga accidentale e 2 altri casi in cui le nutrie furono rilasciate intenzionalmente dagli allevatori e imprenditori di pellicce in Washington. […]


La nutria (Myocastor coypus) un largo, neotropicale, roditore semiacquatico, fu intenzionalmente rilasciato in Louisiana, nelle marcite, negli anni 1930 per favorire la loro moltiplicazione (riproduzione) per poi investire nella loro pelliccia. […]


Alcuni individui sono scappati o sono stati rilasciati da piccole aziende a conduzione famigliare per la produzione di pelliccia di castorino. […]

Qui la Nutria compare tra gli animali utilizzati per la caccia (attività venatoria).

Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.
Prodotti: la pelle di coypu (chiamata nutria in gergo commerciale) aveva un’alta domanda per l’industria della pelliccia. La carne, importante nella dieta delle popolazioni indigene, viene ora occasionalmente mangiata dalla gente o usata come cibo per cani.
Le pellicce di nutria cacciate illegalmente nel Sud del Brasile finiscono sul mercato nero attraverso l’Uruguay o l’Argentina. […] la caccia alla nutria offre lavoro ed entrate economiche alle popolazioni rurali e materiale da lavorare per l’industria della pelliccia, dando alla specie (la nutria n.d.r.) una certa importanza socio-economica.

La loro pelliccia (di nutria n.d.r.) ha portato soldi ai trappolatori. La loro carne (delle nutrie n.d.r.) era venduta come cibo per cani, visoni e altri animali. Le nutrie inoltre mangiano il giacinto d’acqua e altre piante che intasano i corpi idrici. Per anni il trappolaggio delle nutrie fu un grande business. Il mercato della nutria raggiunse il suo picco nel 1977. Più di 2 milioni di pelli furono vendute in quell’anno. Ma le vendite iniziarono a calare e i trappolatoi di nutria videro diminuire i propri profitti. […]

Le nutrie possono aumentare la loro attività riproduttiva in risposta a pressioni intensive di trappolaggio […]

L’industria della pelliccia su larga scala ebbe inizio negli anni 1920 in Nord America ed Europa in risposta alla domanda per pellicce specialmente pregiate e con diverse varietà di colorazioni. Furono cercati vari roditori per questo ma solo la nutria e il cincillà ebbero uno sviluppo industriale ed economico senza precedenti. Le nutrie inizialmente furono tenute in alloggi naturali mentre dopo la seconda guerra mondiale si intensificarono gli allevamenti industriali, soprattutto in Polonia e Russia, focalizzandosi sulla selezione di differenti colori da individui mutanti.

Nel 1943 l’allevamento della nutria fu intrapreso per incrementale la locale industria della pelliccia. Questa attività però non fu sempre remunerativa per tutti gli stabilimenti e le nutrie, alcune delle quali fuggite, furono inavvertitamente rilasciate dai proprietari terrieri.

La nutria fu introdotta presto.  Nella prima parte degli anni 1950 i promotori della pelliccia di nutria importarono migliaia di animali che hanno venduto a 950 dollari a coppia. Gli allevatori si accordarono per comprare la prole a 380 dollari a coppia fino a quando sussistette questo mercato. Il mercato però presto si saturò e non ci fu più domanda di pellicce. Migliaia di allevatori di nutrie avevano effettuato sostanziali investimenti in questo settore. La situazione creatasi portò a rilasci illegali di un largo numero di animali che si naturalizzarono lungo i corsi d’acqua degli Stati del Pacifico.

Dopo che la nutria, roditore semiacquatico, fu introdotto dal Sud America in USA nel 1899 per l’industria della pelliccia, questo settore fallì e gli animali in eccesso furono rilasciati […]

[…] La nutria (Myocastor coypus) fu importata dal Sud America per la sua pelliccia e per fornire aiuto nel controllo della vegetazione. […]

(La nutria) oltre ad essere cacciata per la carne e la pelliccia […], i giovani castorini rivestono anche un ruolo come animali da compagnia (pet).

Non molto tempo fa si era diffusa una proposta secondo la quale per fronteggiare il fenomeno delle nutrie potrebbe essere opportuno reintrodurre la moda della pelliccia di castorino o addirittura venderne la carne! Analizziamo ora le implicazioni di tali assurdità.

1 – NUTRIA COME PELLICCIA E’ risaputo ormai che la causa primaria della diffusione di questo roditore per tutto il mondo è da attribuirsi agli allevatori e imprenditori di pellicce! Proporre di far tornare la moda di questo capo di abbigliamento, oltre che contrario all’etica, risulta essere un tentativo davvero assurdo e pazzesco di lucrare su questi animali creando non pochi danni all’ambiente e all’economia. Se, proprio a causa degli allevamenti di castorino, le nutrie si sono diffuse lungo buona parte della Penisola Italiana, riproporre la stessa moda significa foraggiare nuovi allevamenti abusivi con conseguenze pesanti a livello ecologico ed economico. Certamente questo sarebbe un affare per gli imprenditori e allevatori senza scrupoli che vedono soldi ovunque incuranti dell’ambiente e sarebbe un bel modo per accontentare i soliti cacciatori che si ergerebbero nuovamente paladini della _IN_giustizia potendo così sparare a destra e a manca in barba alle leggi e alla Natura. Chi appoggià questa soluzione sono soprattutto associazioni di pellicciai e associazioni venatorie, le stesse lobbies che hanno distrutto e stanno distruggendo la biodiversità e molti habitat. Sono quindi rei di crimini contro il Pianeta.

Cattura2 – NUTRIA COME CARNE La follia di certe associazioni (venatorie in particolare) non ha limiti difatti proporre di rendere commerciabile la carne di nutria significherebbe portare ancora una volta allo sfacelo l’ambiente e l’economica italiana. Fino agli anni 50 del secolo scorso era normale in Italia cibarsi di carne di nutria e venivano allevate anche per questo. A causa di controlli sanitari vennero trovati alcuni allevamenti fuori norma e quindi venne deciso per legge di proibire gli allevamenti di nutria per fini alimentari. Anche se, come per le pellicce, anche per la carne di nutria esiste tutt’oggi in Italia un mercato nero commerciale sia nazionale che estero in cui prendono parte le solite lobbies venatorie, catene di ristoranti, pellicciai e alcuni enti istituzionali. Addirittura alcuni cacciatori (probabilmente abbandonati dai loro stessi neuroni) propongono di mangiare le carni delle nutrie cacciate o abbattute durante i piani di contenimento! Qui siamo all’apoteosi, si vuole dare alla popolazione, in modo illegale, carni di animali non controllate dalle ASL! 3749665_4f95756bd5_mE questo non è tutto, in un prossimo articolo descriveremo il business passato ma ancora tutt’oggi presente che vede al centro proprio la nostra cara nutria. Capirete così perchè le lobbies venatorie, agricole e di altri settori abbiano tutti gli interessi (meramente economici) di proseguire la caccia alle streghe (ops volevo dire nutrie) truffando la popolazione e rovinando l’ambiente e la natura in cui viviamo.

Pubblichiamo un comunicato attendibile e veritiero relativo alle vicende che hanno visto coinvolto il lupo. Ricordiamo che il lupo è innocuo e non attacca mai l’uomo. E’ sempre quest’ultimo che crea disturbi a questo predatore e la convivenza è naturalmente possibile. Il lupo è una risorsa fondamentale per l’ambiente come ogni animale presente sul nostro territorio. In questa sede non si vuole difendere nessun essere vivente a spada tratta, semplicemente perchè la Natura (Fauna e Flora in primis) non hanno – e mai avranno – nessuna colpa, a differenza dell’essere umano. Occorre però difendere tutto ciò che è Natura dai soprusi dell’uomo appunto. E la Scienza (quella vera, non quella collusa con i poteri forti) lo dimostra. Ecco quindi un articolo chiarificatore che ben si conface anche al fenomeno delle nutrie. [il grassetto è del relatore]luponutria

La CIPRA Italia – Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi – intende esprimere la propria preoccupazione in merito alle recenti polemiche e prese di posizione che non hanno mancato di suscitare scalpore sulla questione lupo. In particolare in Piemonte, si sono susseguite affermazioni a dir poco sconcertanti, poi in parte smentite, sulla consistenza della popolazione, sull’incompatibilità del lupo con l’uomo e l’allevamento e addirittura sulla sua pericolosità per chi frequenta la montagna.

A lanciare questa vera e propria campagna di disinformazione è una nuova sedicente “Associazione per difesa dell’uomo dal lupo”, che porta un attacco denigratorio al Progetto lupo della Regione Piemonte e all’operato del Centro Grandi Carnivori. Spiace constatare che politici, amministratori e accademici attivi all’interno di progetti pubblici a sostegno del mondo della pastorizia si scaglino contro il solito capro espiatorio – il lupo, che qui rappresenta tutt’al più la goccia che rischia di far traboccare un vaso ormai colmo –anziché domandarsi da dove nasce la crisi dell’agricoltura di montagna e ammettere i fallimenti delle politiche a tutti i livelli. La crisi parte da molto lontano, da ben prima che arrivassero i lupi: ritardi nella modernizzazione, concorrenza dell’agricoltura di pianura, incapacità di fare sistema, carenza nell’organizzazione della filiera, inadeguatezza delle strutture.

Il fenomeno è molto complesso e le colpe andrebbero ripartite tra più soggetti. Tornando alla questione contingente, si pongono alcune domande: di quali metodologie scientifiche si avvalgono i promotori della neonata associazione per stabilire che in Piemonte ci sono troppi lupi? Senza addentrarsi nella stima della popolazione, che compete a chi ne ha le basi scientifiche, basta osservare che a vent’anni del ritorno del lupo nelle Alpi occidentali, la ricolonizzazione dell’arco alpino non è sostanzialmente progredita e in metà delle territorio piemontese (a nord della Valle di Susa) il lupo è praticamente assente. E addirittura i lupi sarebbero un pericolo per le persone che passeggiano in montagna? Un allarmismo del tutto infondato, che non fa certo bene al turismo. Che senso ha che un progetto per la pastorizia si metta a contare i lupi? Non è certo questo che chiedono gli allevatori. Gli allevatori si aspettano soluzioni praticabili. Non che sia indetta una guerra ideologica tra i ricercatori del Progetto lupo – che peraltro ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti a livello nazionale e internazionale – e il progetto a sostegno della pastorizia Propast (entrambi finanziati dalla Regione Piemonte!). Al di là del balletto di cifre – migliaia di lupi? Decine, centinaia forse? – sono ben altri i numeri a cui rivolgere l’attenzione: i danni provocati dai lupi accertati dalla Direzione agricoltura della Regione Piemonte per il 2010 ammontano a poco meno di 65.000 euro, tra danni diretti e indiretti (31.000 in provincia di Cuneo).

Per dare la giusta dimensione del dato, i danni provocati dai cinghiali sono superiori ai 2 milioni all’anno! Come ben sappiamo, questo non vuol dire che i danni causati dal lupo alla pastorizia siano da sottovalutare. Ben più grave dell’entità del danno è l’aggravio di lavoro che la presenza del lupo comporta per i pastori. E qui si misura la validità delle soluzioni suggerite: che soluzione propongono i sedicenti propastori? Sterminare tutti i lupi? L’ipotesi è totalmente irrealizzabile e non può neppure essere presa in considerazione. Queste prese di posizione non fanno che sobillare i pastori, esacerbare gli animi, per poi cavalcare il loro il malcontento e lasciarli senza alcuna seria strategia per affrontare il problema.

Tutt’al più potranno ottenere, in tempi non certo rapidi e a costo di un acceso scontro sociale, abbattimenti selettivi come in Francia, dove si abbattono forse un paio di lupi all’anno, senza ottenere alcun risultato concreto per la pastorizia. Una soluzione questa che, per usare un linguaggio politichese, può portare qualche risultato sul piano della “coesione sociale”, ma che in realtà rappresenta un puro e semplice “contentino illusorio” da dare ai pastori, per poi disinteressarsi completamente di una corretta gestione del lupo e della prevenzione dei danni alla pastorizia. Si preferisce una soluzione semplicistica, eliminare il problema anziché risolverlo. Si sente spesso affermare che “l’unica gestione possibile è l’eliminazione del lupo”. Ma spesso le soluzioni semplicistiche sono anche le più velleitarie, le più lontane dalla realtà. La realtà è un’altra, il lupo è accettato dalla stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani e non mancano gli esempi di gestione – in Piemonte e in altre regioni italiane – che hanno dato buoni risultati. Senza contare che l’arrivo dei grandi predatori in alcune valli alpine può costituire un elemento di riequilibrio e miglioramento per le popolazioni di ungulati.

La CIPRA ritiene che la strategia adottata dalla Regione Piemonte con il Progetto Lupo –mediante attività di monitoraggio, prevenzione e assistenza alle attività zootecniche – rappresenti una valida esperienza per arginare i danni e affrontare le reali difficoltà degli allevatori e vada pertanto proseguita e ulteriormente perfezionata; auspica inoltre che anche le altre regioni alpine, dove il lupo si è da poco insediato, mettano in atto politiche volte a mitigare i conflitti e a favorire la convivenza tra predatori e attività pastorali.

Oggi più che mai è importante eradicare ogni atteggiamento di odio e sfida nei riguardi della Natura, come è ad esempio l’attività venatoria e di pesca. L’uomo deve davvero arrivare al punto di distruggere questo unico e meraviglioso pianeta? Io credo di no e finchè ci saranno persone sensibili che mettono la Vita davanti agli interessi e al finto sapere tecnico-accademico allora la speranza rimarrà accesa alimentando la scintilla dell’amore che in fondo è presente in ciascuno di noi.

Ogni anno vengono promulgate ordinanze atte solo ad accontentare le solite lobbie (del mondo agricolo ma soprattutto venatorio). Queste ordinanze costituiscono degli atti illegittimi e di forte impatto negativo sia ambientale che socio-economico. Leggendole è possibile capire come il non-problema nutrie venga strumentalizzato solo per motivi politici ed economici. I risultati di tali pessime e penose ordinanze sono sotto l’occhio di tutti: fallimento, spreco di soldi, di risorse, inquinamento ambientale, perdita di biodiversità, pericoli relativi alla sicurezza sociale. Quasi tutte le ordinanze si basano anche su dichiarazioni false, sulla distorsione di dati spesso inesistenti e inventati, sulla collusione delle solite lobbies sopra citate che fanno pressione con mezzi a dir poco ortodossi sulle amministrazioni. Va anche detto, come recentemente accaduto per il lupo, che alcuni biologi, naturalisti, faunisti, professori sono anch’essi collusi con “i poteri forti” delle multinazionali delle armi e guardano solo al profitto fregandosene palesemente della natura, dell’ambiente, della biodiversità.
La stragrande maggioranza delle ordinanze perde i ricorsi al TAR e vengono bocciate proprio perchè non sussistono argomentazioni valide e le loro affermazioni si basano anche su menzogne.
Recentemente è apparso un vero scandalo. Due Comuni diversi, appartenenti a due Provincie diverse hanno emanato la medesima ordinanza di abbattimento nutrie! Uno dei due Comuni ha palesemente copiato e plagiato l’ordinanza di un altro Comune, con le stesse osservazioni! Cosa impossibile sia scientificamente che logicamente parlando. Si tratta dei Comuni di Trigolo (CR) e Bigarello (MN). Ma non sono gli unici, molti altri Comuni sempre di Cremona e Mantova hanno reiterato nel tempo ordinanze fondate su informazioni false, non verificate e per nulla scientifica. Sono carenti di dati e argomentazioni valide. Inoltre sono tutte copie spudorate di ordinanze precedenti che richiamano addirittura ipotetici dati risalenti a più di 10 anni fa!
Ecco i Comuni in questione:
– Bigarello (MN)
– Casaletto Ceredano (CR)
– Salvirola (CR)
– Soresina (CR)
– Palazzo Pignano (CR)
– Trigolo (CR)
Analizziamo ora le disinformazioni presenti in queste assurde e non valide ordinanze.
Questa è l’identica frase di apertura dei suddetti documenti: “Constatata l’enorme e preoccupante presenza di nutrie sul territorio di questo Comune, presenza destinata ad aumentare in modo impressionante in quanto, le stesse, hanno una capacità riproduttiva molto elevata; Considerato che la nutria non rappresenta specie autoctona e non ha quindi antagonisti naturali




Fig. 1 – palese plagio tra ordinanze
Per prima cosa occorrono i dati. Sono stati fatti dei censimenti per le stime? Se si in che modo? Per legge, occorrono prima degli studi scientifici atti a determinare la scelta o meno di un eventuale contenimento. Sempre per legge (157/92) è obbligatorio impiegare metodi ecologici e solo a fronte di un parere dell’ISPRA è possibile poi optare per un metodo di contenimento diretto. In quest’ultimo caso gli studi scientifici hanno dimostrato che la cattura con gabbie risulta essere incomparabilmente più efficace rispetto alla mera e macabra uccisione con armi da fuoco. Nonostante questo, i metodi impiegati da 20 anni a questa parte non hanno mai dato risultati positivi anzi, hanno sempre incrementato l’entità del fenomeno. Si tratta di semplici principi di ecologia. In questi rinomati studi viene consigliato di intervenire sull’ambiente, il modo migliore ed efficace per ottenere risultati duraturi e positivi.
La nutria è specie naturalizzata italiana e i nuclei di castorini nati sul territorio italiano costituiscono fauna selvatica autoctona.
Le nutrie hanno una bassa capacità riproduttiva. Solo nelle aree sottoposte a contenimento mediante abbattimento di questi roditori, il tasso di riproduzione aumenta proprio perchè la pressione venatoria (a mezzo di contenimento) stimola le strategie di sopravvivenza della specie.
La nutria inoltre ha diversi predatori e antagonisti naturali tra cui la VOLPE e la LONTRA ma quest’ultima è stata portata all’estinzione dai cacciatori, dagli agricoltori e dai pescatori (oltre che per la sua pelliccia) ed ora si devono investire soldi per i progetti di recupero e reintroduzione.
Ecco una diapositiva mostrata durante il primo convegno internazionale sulla nutria tenutosi a Pavia nel giugno del 2011:

Fig. 2 – alcuni predatori e antagonisti naturali della nutria
Passiamo all’altra irreale considerazione:
Considerato inoltre che tali animali, riproducendosi incontrollatamente, potrebbero essere portatori di epidemie, se non addirittura di infezioni letali quali la leptospirosi, come segnalato in alcuni casi dall’ASL e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Brescia, con indagini condotte negli anni dal 1996 al 2001, mettendo quindi in serio pericolo la salute dei cittadini ed, in particolare, di bambini e ragazzi, che per la pratica della pesca sportiva e senza le necessarie precauzioni, potrebbero venire a contatto con l’acqua potenzialmente infetta di canali e corsi d’acqua

Fig. 3 – esempio di terrorismo mediatico basato su notizie false o distorte
E’ stato ribadito più volte a livello scientifico e da parte di vari Istituti Zooprofilattici italiani che la nutria NON è da considerarsi un problema a livello igienico-sanitario. Nelle ordinanze non vengono mostrati dati e vengono accennate indagini eseguite più di 15 anni fa presumibilmente su carcasse abbattute nei pressi di aziende agro-zootecniche. Proprio in questi luoghi la leptospirosi è presente in percentuali elevate a prescindere dalla nutria. Infatti i bovini sono portatori primari e le condizioni igieniche (presenza di liquami) sono precarie. La leptospirosi è una patologia curabile senza problemi, alla stregua di ogni altro batterio. Le leptospire sono presenti SEMPRE in ogni ambiente umido. Rimando al dossier sulla Leptospirosi per ogni ulteriore approfondimento. Da ribadire che gli esiti di positività si riferiscono solo al titolo anticorpale e NON all’isolamento dello spirochete. Quindi la nutria NON è portatrice di leptospirosi.
Altra frase senza capo ne coda:
Considerato inoltre che la presenza, in misura così elevata, della nutria sul territorio produce danni ingentissimi alle coltivazioni agricole

Fig. 4 – i dati secondo questi signori sono indicati dall’utilizzo dell’aggettivo superlativo assoluto
Ebbene, proprio gli studi scientifici eseguiti a livello anche provinciale hanno dimostrato che l’impatto che la nutria esercita sull’attività agricola è irrisorio e intrinseco alla medesima. Le statistiche ufficiali dimostrano che negli anni i “danni” da nutria sono diminuiti e sono comunque di gran lunga secondari a quelli causati sempre all’agricoltura dalla selvaggina immessa per scopo venatorio. Quini sono i cacciatori a creare i danni. Inoltre vari agricoltori mentono sull’entità dei danni per godere degli indennizzi. Questo è stato dimostrato anche al convegno internazionale sulla nutria con tanto di dati alla mano. I danni da pascolamento causati dalle nutrie e altri animali sono solo conseguenze di cattiva gestione dei fondi, della presenza di allevamenti di castorino negli anni passati e dell’attuazione di sconsiderati piani di abbattimento.
Oltre agli spesso sopravvalutati e ipotetici danni agricoli, le argomentazioni letterarie (non scientifiche) di lor signori relativamente alle tane si basano solo sul termine “considerevole”, possiamo leggere infatti: “Considerato che tale animale ricava la propria tana scavando gallerie di considerevole lunghezza presso le rive dei corsi d’acqua e negli argini dei canali“.

Fig. 5 – considerazioni alquanto colorite e senza basi
In realtà le nutrie non sono animali fossori obbligati ma scavano solo la loro tane dove l’ambiente è stato degradato e impoverito di vegetazione. La nutria infatti tende a ricavarsi un giaciglio tra la bassa vegetazione o ad occupare e adattare anfratti naturali o tane già presenti. Solitamente ricava la propria tana utilizzando la vegetazione ripariale e costruendo una sorta di zattera galleggiante. Studi scientifici hanno dimostrato come le nutrie non siano in grado di scavare le tane negli argini ove questi siano ricchi di vegetazione. Prediligono invece gli argini spogli con una certa pendenza e la lunghezza media delle tane, per la maggior parte monocunicolari, è di circa 2-3 metri. Proprio gli argini che l’agricoltore intensivo diserba senza criterio divenendo egli stesso causa di smottamenti e di degrado ambientale.
Infine citiamo una “chicca” che se non fosse per il fatto che compare in diverse ordinanze, farebbe davvero ridere:
Atteso che da recenti servizi televisivi a livello scientifico hanno confermato che la specie nutria caccia e distrugge la specie lontra e le altre realtà faunistiche autoctone, storicamente presenti nel territorio e di pregio naturalistico ambientale

Fig. 6 – l’apoteosi della disinformazione!
Questo dimostra l’infondatezza, il plagio, la dichiarazione di falso di tali ordinanze e ciò potrà permettere ricorsi al TAR e conseguenti vittorie da parte delle associazioni che si impegnano per la tutela della fauna e dell’ambiente.
Le pubblicazioni scientifiche e gli studi di ricerca hanno dichiarato che la lontra in Lombardia si è estinta negli anni ’80 del secolo scorso!! Ed è presente attualmente con pochissimi individui solo in Sud Italia (Basilicata). Oltretutto è la Lontra che preda e mangia le nutrie!

Fig. 7 – estratto di una pubblicazione scientifica nazionale
Nella seconda parte verranno esposte alcune osservazioni generiche sulle ordinanze e sulle implicazioni dei metodi per il contenimento della fauna selvatica.

In Louisiana, presso uno zoo, il 02 febbraio è stato proclamato il giorno della nutria. Ciò deriva da un’antica tradizione. Il primo Giorno della Marmotta venne osservato a Punxsutawney, in Pennsylvania, il 2 febbraio 1887.  La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane.

Siccome in Louisiana non vivono le marmotte, è stato deciso di coronare la nutria T-Boy come animale metereologo, degno successore della marmotta Phil.

Ecco quindi le foto dei due simpatici protagonisti.

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il-giorno-della-nutria-myocastor-coypus-L-F1dRRBDa quest’anno quindi è proclamato anche in Italia il giorno della Nutria e sarà festeggiato ogni 2 febbraio!

Spesso si sentono davvero parecchie leggende metropolitane sulle nutrie, o per meglio dire coypu (castorini).
Fortunatamente esistono veri esperti, professionisti indipendenti che mettono a disposizione la loro ferrea e comprovata conoscenza ed esperienza puramente per passione, senza guadagnarci nulla e anzi rischiando e rimettendoci del proprio.
Oltretutto le ordinanze basate su queste false informazioni vengono spesso bocciate dal TAR su ricorso di valide argomentazioni, che dimostrano per l’appunto l’infondatezza delle varie dicerie.
Ma veniamo alle RISPOSTE CONCRETE, ONESTE E AFFIDABILI alle principali domande che il pubblico si pone. Tali risposte però vogliono essere brevi, sintetiche sia per non dilungarsi troppo e annoiare il lettore sia perchè man mano verranno prrofonditi meglio gli argomenti. Ricordo comunque che all’interno di questo blog si possono trovare vari approfondimenti a ciò.
1 – LE NUTRIE MANGIANO GLI UCCELLI, LE UOVA E GLI ALTRI ANIMALI?
NO! Le nutrie sono ERBIVORE. Sono i cani che attaccano le nutrie. Le nutrie sono prede quindi sono per natura timorose. Difendono però i loro cuccioli come tutti gli altri animali. Le nutrie non predano attivamente le uova ma potrebbero calpestarle accidentalmente. Ciò è un bene perchè in un ambiente sano aiutano a mantenere l’equilibrio ecologico delle specie. Le nutrie vivono in armonia con l’ambiente e l’avifauna locale.
2 – LE NUTRIE ATTACCANO L’UOMO?
NO! E’ l’uomo che infastidisce le nutrie. Non esistono casi di morsi o attacchi da nutrie. Ciò può avvenire solo quando l’uomo le disturba o le intimorisce, come con qualunque altro animale.
3 – LE NUTRIE PORTANO MALATTIE?
NO! Le analisi eseguite dagli Istituti Zooprofilattici dimostrano che la nutria NON rappresenta un pericolo sanitario. Ben altre sono le cause di contrazione di patologie. E’ più pericoloso andare sui mezzi pubblici a contatto con altre persone malate, lì si che c’è da temere.
4 – LE NUTRIE MANGIANO I RACCOLTI, LE COLTURE E PROVOCANO DANNI ALL’AGRICOLTURA?
NO! Le nutrie prediligono le piante acquatiche e la vegetazione spontanea. Solo in carenza di cibo possono alimentarsi di colture ma solo delle piantine più prossime ai corsi d’acqua. I dati dimostrano che non si può parlare di danni veri e propri ma di perdite già messe in preventivo. Ben più danni sono fatti dalla selvaggina immessa dai cacciatori. Sono dati ufficiali e scientifici. Eventuali danni sono comunque limitati e dovuto ad un alto tasso di densità della popolazione causato dalla presenza di allevamenti di nutrie o da abbattimenti con arma da fuoco. Regola n° 1 della nutria: “più si uccidono nutrie e più le nutrie si riproducono per ristabilire l’equilibrio.”
5 – LE TANE DELLE NUTRIE SONO PROFONDE?
NO! Ben altri animali scavano tane più lunghe. I dati dimostrano che le tane delle nutrie sono lunghe mediamente 2-3 metri. Inoltre la nutria non è un animale fossorio obbligato, solo in caso di necessità e in base a determinate caratteristiche idrogeologiche scava la sua tana negli argini. Spesso si leggono articoli con scritto che le nutrie scavano tane di lunghezza “considerevole”. Ciò dimostra il doppiogiochismo dei giornalisti venduti al sistema. Basta leggere un articolo qualunque per verificare di persona che NON esistono MAI dati oggettivi e dimostrabili.
6 – LA NUTRIA CAUSA DANNI ALLE INFRASTRUTTURE?
Generalmente NO! Solo dove si ha mancanza di manutenzione e l’habitat è già degradato allora ci possono essere danni, ma sempre limitati nello spazio e nel tempo. I veri responsabili dei danni alle infrastrutture sono gli automobilisti e i consorzi di bonifica che non rispettano le leggi di manutenzione. Anche gli agricoltori che non seguono le norme di sicurezza sono la vera causa dei danni alle infrastrutture così come i cacciatori che camminano sugli argini.
7 – LA NUTRIA E’ UN VERO PROBLEMA?
NO! La nutria è un NON-PROBLEMA creato dalle lobbies venatorie e non solo come sotterfugio per lucrare denaro pubblico a fini privati. Costoro, come sanno tutti, sono collusi con l’industria delle armi e la corruzione politica. Basti pensare al fatto che dopo almeno 20 anni di abbattimenti il numero di nutrie non sia calato ma anzi aumentato, la spesa è aumentata e nonostante siano maggiormente presenti le nutrie, i danni all’agricoltura sono calati! Sono dati pubblici e scientifici.
8 – LA NUTRIA E’ AGGRESSIVA?
NO! La nutria è una preda e per di più è un animale dolce, docile, affettuoso e amichevole. Difatti è stato allevato in maniera capillare (e viene allevato tutt’ora) per vari scopi, è considerato animale da compagnia e in tutti gli altri Paesi del mondo è rispettato e apprezzato per la sua tenerezza e docilità appunto.
9 – LA NUTRIA SI RIPRODUCE A DISMISURA?
NO! E che cos’è? Una fabbrica di peluche? Certo che no anzi la nutria si riproduce poco in realtà, solo 2 volte all’anno partorendo mediamente 4-6 cuccioli. In oltre va tenuto conto che: la gravidanza è molto lunga e dura 4 mesi. Si ha un alto tasso di aborti tra le primipare e durante l’inverno. La mortalità infantile dopo la nascita è alta. La maturità sessuale viene raggiunta a 5-6 mesi di età e cala ogni anno che passa. La nutria si autoregola in base alle risorse trofiche e ambientali essendo in grado di assorbire i feti e abortire. Ciò avviene perchè le nutrie tendono naturalmente all’equilibrio ecologico della popolazione in base alla capacità portante. Tant’è vero che in moltissimi luoghi le nutrie sono stanziali da decine e decine di anni senza alcun tipo di impatto.
10 – LA NUTRIA E’ UN RATTO/TOPO/PANTEGANA O UN INCROCIO TRA UN CASTORO E UN RATTO?
NO! Questa è la tipica barzelletta e l’apoteosi dell’ignoranza. La nutria è un castoro sudamericano appartenente alla famiglia monofiletica “Myocastoridae”. Il suo nome scientifico in latino è Myocastor coypus. Esiste da circa 30 milioni di anni.
11 – L’ABBATTIMENTO E’ L’UNICO MODO PER CONTENERE LA NUTRIA?
NO! Esistono vari metodi ecologici efficaci come metodi di contenimento della nutria tra cui la dissuasione fisica/meccanica, acustica, la sterilizzazione, l’ingegneria ambientale.
12 – LA NUTRIA HA PREDATORI NATURALI?
SI! In Italia ce ne sono eccome! Volpi, Lupi, Linci, Gatti selvatici, Gatti randagi, Cani randagi, Rapaci diurni, Rapaci notturni, Ciconiformi, Lucci, Colubridi.
13 – LE NUTRIE SONO UN PERICOLO STRADALE?
NO! Sono gli automobilisti che guidano come pazzi in campagna! infatti le statistiche parlano chiaro e risulta che le nutrie sono tra gli animali che non sono considerati come pericoli automobilsitici. E poi la colpa è sempre e solo dell’automobilista che non rispetta mai i limiti e si macchia di omicidi ed omissione di soccorso. Sulle strade non ci sono solo nutrie investite ma anche una marea di altri animali come ricci, conigli, uccelli, rettili, ecc. Oltre a persone purtroppo.
14 – COSA BISOGNA FARE?
Informarsi ed essere più umili e coerenti con la propria coscienza.