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E’ partita la campagna di crowdfunding su Produzioni Dal Basso!  A questo link potrete aiutarci e diventare coproduttori del documentario, acquistando la vostra quota:  http://www.produzionidalbasso.com/pdb_3411.html     The Invasion è nato dall’esigenza di far luce sul tema delle specie animali alloctone. Quali sono le ripercussioni che queste possono avere sulla biodiversità e sugli ecosistemi? In che modo l’uomo le percepisce e vi si pone in relazione?  Nel documentario viene approfondito il caso della nutria (Myocastor coypus), la sua diffusione al di fuori del territorio d’origine, le conseguenze, le problematiche legate alla gestione, le possibili soluzioni.  A partire dall’opinione degli esperti, fino ad arrivare alle leggende metropolitane della gente comune e alle storie di alcune nutrie domestiche presenti in Italia, The Invasion è un viaggio alla ricerca di una sola semplice risposta: chi è davvero l’invasore?

Per maggiori informazioni: http://theinvasioncoypumentary.wordpress.com/

Il titolo naturalmente è provocatorio ma veritiero. Prima di tutto rispondiamo a coloro che si imputano sui dogmi e gli “ipse dixit” del tipo “…la nutria è tra le 100 specie più invasive del mondo…lo ha detto lo iucn…”. Bene! Anche il gatto se è per questo e allora via con lo sterminio di gatti. Munizioni e cartucce pagate dai CITTADINI contribuenti a loro insaputa (e NON gratis) per ammazzare politicamente gli animali. Purtroppo è stato davvero proposto anche l’abbattimento dei gatti randagi in passato. In realtà la versione corretta dello IUCN è la seguente: LA NUTRIA FIGURA TRA LE 100 SPECIE CHE L’UOMO HA RESO PIU’ INVASIVE DEL MONDO.

Ritornando all’articolo, anche quest’anno, come il 2009, 2010, 2011 e 2012, l’andamento della popolazione della specie Myocastor coypus (coypu, castorino o nutria) è in decremento. Ciò non è dovuto agli abbattimenti ma alla normale dinamica di popolazione! Ricordiamo infatti che in Italia ma anche in Francia gli abbattimenti hanno causato un aumento della popolazione di nutria.

Cattura

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Pubblichiamo un interessante articolo che dimostra quanto noi andiamo ad asserire con dati alla mano da tempo nonostante ci sia anche qualcuno che tra gli addetti ai lavori rema contro per meri interessi personali. La verità, ne eravamo sicuri, viene sempre a galla.

La messa in sicurezza del Secchia? «Era nota la mancanza di fondi»

L’audizione alla Regione del direttore di Aipo, Fortunato: «Segnalate più volte situazioni di rischio». Nutrie «assolte»

L’alluvione nel Modenese del 19 gennaio? A sorpresa le nutrie – quelle poste sotto accusa dal senatore Ncd Carlo Giovanardi – sono state scagionate. «Fanno fa le tane basse a livello dell’acqua quando il fiume è a regime normale». Semmai colpevoli sono altri. Ecco l’ammissione che «dal 2001 non si fanno i piani di tutela e di sicurezza». E ancora: «Della mancanza di fondi e delle situazioni di rischio del territorio la Regione era perfettamente a conoscenza». E’ quel che è venuto fuori giovedì durante l’audizione del direttore di Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) Luigi Fortunato presso la commissione Territorio della Regione Emilia Romagna. «J’accuse» pesantissimo, il suo.  MANCANZA DI FONDI? «NOTA» – Che mancassero i fondi per una reale messa in sicurezza del bacino idrogeografico per Fortunato «era cosa nota da tempo», in quanto «si tratterebbe di fare un allargamento delle due arginature sul piano capmagna», intervento che «costa parecchi milioni di euro”» piu’ precisamente «circa cinquanta milioni, per quanto riguarda l’area del modenese». Fortunato ha precisato che ssulla gestione del suolo la politica, in primis nazionale, e’ sorda, perche’ quando va bene non fa notizia e quando fa notizia non sono belle notizie». Il direttore dell’Agenzia chiarisce di aver «segnalato la mancanza di fondi», e che «la amministrazione regionale ne e’ pienamente a conoscenza» mentre la stessa Autorita’ di bacino «aveva segnalato piu’ e piu’ volte come ci siano situazioni di rischio nel territorio regionale». Situazioni «di cui il nodo idraulico di Modena e’ un caso eclatante», ma non isolato, visto che «ci sono altre situazioni del bacino padano a rischio» aggiunge Fortunato.  LA DIFESA DI AIPO – Fortunato difende anche l’Aipo: è «inutile cercare i colpevoli» per la rottura, perchè «con 18 milioni l’anno semplicemente non si può fare la manutenzione degli argini» e «l’Aipo non ha l’autonomia di bilancio per poter intervenire in maniera strutturale»; inoltre «è impossibile garantire in maniera assoluta sicurezza su fenomeni naturali», tanto che solo nella zona coinvolta «ci sono una decina di situazioni potenzialmente pericolose ogni anno».  DE FRANCESCHI (M5s): NON C’E’ PREVENZIONE» -Terminata l’audizione le opposizioni hannop attaccato. «Abbiamo appreso che dal 2001 non si fanno i piani di tutela e di sicurezza – sbotta Andrea De Franceschi, consigliere regionale M5s che parla di «ammissioni gravissime» – . Non solo quindi non si investe in manutenzione che preveda interventi extra ordinari – a malapena si riesce a fare quella ordinaria – ma non esiste la minima prevenzione, tutela o pianificazione di una qualunque protezione del territorio da quasi vent’anni.  «SONO SCELTE POLITCHE» – Stando a De Franceschi, Fortunato ci ha detto di più: «che il motivo per cui non vengono stanziati i fondi necessari, sono “scelte politiche”. L’ultima notizia eclatante che abbiamo imparato, o meglio, che hanno imparato dirigenti e funzionari oggi, è che “si è costruito troppo”». E ancora: «Finalmente qualcuno lo ammette: Fortunato, dirigente di Aipo, l’ha spiegato chiaramente: “impatto antropico ha determinato le conseguenze che subiamo oggi”». Secondo l’esponente M5s «è già il secondo tecnico che lo ammette: la cementificazione sta distruggendo la tenuta del terreno. Abbiamo costruito troppo in riva ai fiumi, ma non solo.
ASSOLTE LE NUTRIE – Quanto alla «nutria, questo è un animale semiacquatico – ha chiarito Fortunato rispondendo alla domanda del consigliere Giovanni Faviam, indipendenti – E fa le tane basse a livello dell’acqua quando il fiume è a regime normale». Scagiona to il roditore. ome potenziale colpevole del cedimento dell’argine del Secchia il 19 gennaio scorso, il direttore Aipo, ha detto che «volpi, tassi e conigli selvatici sono pericolosi», in quanto«“fanno le tane più ampie e passanti», con un innesco «di movimento d’acqua che vuota l’argine». Pur «constatando un aumento preoccupante di scavernamenti nei corpi arginali per lo più collegata alla presenza di una serie di animali», non esiste la prova «che l’evento del 19 gennaio sia legato a questo», e che poi «non salti fuori che diamo la colpa alla fauna», ha concluso fortunato. 20 febbraio 2014

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Scarcerata nutria innocente. E’ tutta colpa della Regione

Oggi abbiamo finalmente capito di chi sono le responsabilità dell’alluvione di Modena. Anche se si sta cercando di far passare l’evento come eccezionale ed imprevedibile è ormai chiaro a tutti che la Regione, con le sue scelte di programmazione economica, ha di fatto abbandonato il tema della prevenzione e del dissesto idrogeologico, contribuendo ad aggravare una situazione già compromessa da tempo.  L’ingegner Fortunato, direttore generale di Aipo che oggi abbiamo potuto ascoltare nell’audizione che avevo richiesto all’interno della Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità, ha ripetuto che la situazione di criticità del Secchia era chiara a tutti da molto tempo, sindaci e assessori compresi. Per mettere in sicurezza gli argini del fiume servivano 50 milioni di euro che però la ‘politica’ non ha saputo e voluto mettere a disposizione, ha detto. Credo che arrivati a questo punto sia ora di finirla con il gioco dello scaricabarile.  La Regione ha delle responsabilità gravi e precise. Ha scelto di non finanziare gli interventi sul dissesto idrogeologico, e quindi anche quelli che riguardavano il Secchia, attraverso i fondi europei del P.O.R., scegliendo di destinare queste risorse verso altri settori. E adesso, a frittata ormai fatta, le parole dell’assessore Peri che promette interventi straordinari entro la fine dell’anno e una riforma organizzativa di Aipo sono inutili. Bisognava pensarci prima.  Ascoltando i vertici di Aipo in Commissione sono emersi altri aspetti importanti che riguardano l’alluvione del mese scorso. Il primo è che abbiamo scoperto che l’agenzia non ha le risorse necessarie per provvedere alla pulizia degli alvei dei fiumi. I 18 milioni di euro che spende ogni anno bastano solo per la manutenzione delle opere idrauliche.  Infine c’è la questione della nutrie: per Aipo non hanno alcuna responsabilità nella rottura dell’argine, essendo degli animali semi-acquatici e che le loro tane sono troppo in basso per provocare danni agli argini. Tutto molto chiaro. Peccato che fu proprio Aipo a parlare delle nutrie come possibile causa dell’alluvione prima di virare, come hanno sottolineato oggi, sull’imprevedibilità dell’evento.

Willy

Metti un venerdì sera a parlar di nutrie, un modo un po’ insolito per iniziare il fine settimana.
Metti una squadra di esperti appassionati, ognuno dei quali ha le competenze necessarie per portare alla luce un lato diverso di questo argomento spinoso (e peloso).

Il risultato è la scoperta di una nutria “che non ti aspetti”, diversa, lontana dai luoghi comuni, vittima dell’inciviltà umana e delle sue comode necessità, tristemente eletta a ruolo di “nutria espiatrice”.
Un argomento in apparenza insolito, certo, ma purtroppo molto attuale, a causa delle ordinanze comunali che autorizzano vere e proprie mattanze nei confronti del roditore: squadre di cacciatori armati (a volte anche nei centri urbani) addetti al “controllo della nutria” (leggi: abbattimento) con licenza di uccidere, utilizzando metodi dolorosi e violenti.
Pare infatti che qualsiasi danno si verifichi a colture, argini, ambiente, la migliore candidata al ruolo di colpevole sia sempre lei, la Terribile Nutria. E se la responsabilità fosse invece da ricercarsi nell’incuranza umana, sempre troppo a corto di iniziative civilmente ed eticamente corrette?
Cominciamo dalle presentazioni: per chi non la conosce, la nutria (detta anche castorino) è un roditore dalle modeste dimensioni, con abitudini fortemente semiacquatiche e simile per certi aspetti al castoro nordamericano e al capibara. Di indole docile, con un’alimentazione prettamente vegetariana, è dotata di una straordinaria capacità di adattamento a diverse condizioni ambientali (plasticità ecologica).
E ora vediamo una alla volta le accuse rivolte a Sorella Nutria: tutte quante prontamente smentite dalla conoscenza scientifica.
1° – Hanno invaso il nostro territorio!
Già, come potremo sopravvivere ora che tutti gli spazi sono stati colonizzati dal nemico?
Peccato però che le nutrie se ne sarebbero state comodamente a casa loro, se non fosse stato per la volontà umana che le ha strappate alla loro terra natia (il Sudamerica), per esportarle poi in tutto il mondo.
Tutto questo per rispondere in modo egoistico ad una propria esigenza: dapprima quella di bonificare le paludi (le nutrie si nutrono della vegetazione spontanea, e “puliscono” in questo modo il territorio, alla faccia di chi le considera animali sporchi) e poi quella di allevarne gli esemplari per la loro pelliccia.

Una volta passata la moda, molti allevatori e imprenditori, per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse, decisero di liberare e immettere intenzionalmente questi animali in natura.

Oggi la nutria è specie naturalizzata, protetta dalla Legge Nazionale 157/92.

E a proposito di invasioni, guardate il trailer “The Invasion” realizzato da Silos Production: «Every action has consequences…»!

2° – Fa schifo, sembra un topo gigante.

Ma lo avete mai visto un topo? E un castoro, lo avete mai visto? Evidentemente no, altrimenti vi sareste accorti da soli che quest’ultimo le assomiglia molto di più.
Il termine “nutria” infatti è frutto di un’errata traduzione; il vero nome di questo animaletto è Myocastor Coypus, detto anche Castorino.
Comunque, anche fosse un topo, non vedo quale sia il problema.

3° – Fa schifo, ha i denti arancioni.
Willy
Ahimè sì, i denti sono effettivamente arancioni. Ma conosco gente con denti molto più brutti, e non per questo mi sento in diritto di sterminarla. Inoltre trovo che l’arancione le doni: questione di gusti.
4° – Porta malattie come la Leptospirosi.
Sbagliato: studi recenti effettuati dagli Istituti Zoo-profilattici hanno dimostrato che non esiste alcun pericolo di tipo igienico – sanitario. La nutria non può essere considerata un vettore di agenti patogeni, non più di quanto non lo sia qualsiasi altro animale parte della fauna selvatica.

5° – Distrugge gli argini dei fiumi.

Alcune volte in mancanza di altri nascondigli, è costretta a scavare dei cunicoli da utilizzare come tana. Ma per sua natura, la nutria tende poi a occupare lo stesso luogo per tutta la vita. Insomma, non avrebbe bisogno di scavare ulteriormente.
Se non fosse ancora una volta per l’azione dell’essere umano (che sorpresa) che le da la caccia, causandole stress e inducendola ad allontanarsi e trovare altri rifugi, e di conseguenza creare altre tane.
Per risolvere questo inconveniente, sarebbe sufficiente inserire delle reti metalliche lungo gli argini, che rendano impossibile lo scavo. Costose? Molto meno di quanto sia già stato speso per le catture, violente e controproducenti.
6° – Crea danni alle colture.
Strano: la nutria preferisce i terreni incolti. Perché si spinge fino ai campi coltivati?
Sempre tenendo presente che non è lei ad aver invaso casa nostra, ma al contrario siamo stati noi ad averla costretta a vivere lontana dal suo habitat naturale, bisogna sapere che quando esce dalla tana, si sposta nell’arco dei primi 5-10 metri dall’argine.
Lasciando quest’area incolta, si possono evitare molti danni. Ma siccome anche le colture sono ormai votate alla produzione industriale, si vuole occupare sempre più terreno, sempre più intensivamente.

A proposito di danni agli argini, vogliamo parlare di quelli fatti dai trattori, il cui leggiadro peso viene spinto fino al limite del corso d’acqua? Oppure di quelli (molto più numerosi) creati da fagiani e lepri? Di questi nessuno parla, e nessuno se ne lamenta, probabilmente perché vengono introdotti artificialmente ai fini delle attività venatorie. In pratica, sono liberati intenzionalmente per accontentare i cacciatori!

Mariah7° – Si sono moltiplicate a dismisura, bisogna ucciderle.
Perché non lasciare che questo accada in modo spontaneo, per mano (ops, zampa) del suo naturale predatore, cioè Sorella Volpe? Ah, perché la volpe è un’altra ambita preda dei cacciatori, al pari di lepri e fagiani di cui sopra.

Allora forse sarebbe meglio dare più spazio agli altri metodi di contenimento ecologici, come la sterilizzazione e il controllo delle risorse alimentari.
Lo stress causato dalla caccia, oltre a creare la necessità di nuove tane, provoca anche un aumento della riproduzione. È un meccanismo di autoregolazione assai diffuso in natura, ovvia risposta di una specie che si sente minacciata.

8° – È feroce e in grado di sbranare una persona.
No comment! Ma non ve l’ho già detto che le nutrie sono vegetariane?!

Infine, mi sento di chiedervi una riflessione: se anche tutte queste accuse verso Sorella Nutria fossero fondate, c’è sul serio bisogno di sterminarla, ucciderla barbaramente?

Mi sono bastati pochi istanti per innamorarmi di quelle caratteristiche che rendono questo animale così particolare, così unico.
La coda, ad esempio: oltre ad avere la funzione di timone (in acqua) e di termoregolazione, serve anche come base d’appoggio, per stare in equilibrio su due zampe. E le mammelle laterali, per poter allattare i cuccioli anche mentre la mamma è impegnata a nuotare?

L’essere umano si sente padrone di tutto il territorio, dimenticando sempre che siamo invece solo una specie fra tante. E questa non è casa nostra, non ne siamo i padroni. Siamo dei semplici ospiti, destinati ad andarcene presto.
La presenza umana in questo pianeta è cosa di poco conto. Da buoni ospiti momentanei, dovremmo avvicinarci al pianeta con educazione, rispetto, soggezione: dovremmo cercare di “non disturbare”.

 

«Da quando l’uomo ha iniziato a interagire in modo diretto e invadente con la biodiversità, si sono avute conseguenze anche abbastanza disastrose che hanno impattato fortemente sugi ecosistemi. Tra queste si possono annoverare numerose estinzioni, l’eccessivo strruttamento e consumo delle risorse, l’inquinamento e la veloce modificazione ambientale.
[…] Da ciò risulta fondamentale promuovere e approfondire gli studi, le ricerche, le regolamentazioni e tutti quegli interventi che perseguano il fine della conservazione della biodiversità».
(Samuele Venturini, castorologo – Ecobioevoluzione)

 

Willy e Samuele

PER APPROFONDIRE:

 

FOTO:

NUTRIE: simpatici roditori o calamità naturali?

 

NUTRIE: simpatici roditori o calamità naturali? by Samuele Venturini

volantino_nutrie by Samuele Venturini

Volantino Nutrie Per Bambini by Samuele Venturini

Eh sì, questa volta sono rimasta anch’io a bocca aperta.

Credevo di averne già visti tante di magie, grazie ai Carrellini Disabili, ma il loro amore per le creature in difficoltà ha superato ogni limite.

Questo è il miracolo di Mariah, una nutria gravemente ferita che ora vive felice, con un giardino, un’Amica e un carrellino.

Proprio una nutria: uccise quando il loro pelo andava di moda nelle pelliccie, mangiate quando c’era fame e il cibo scarseggiava, ora guardate con ribrezzo e accusate (ingiustamente) di devastare l’ambiente.

Ma per Mariah sarà diverso: lei è una nutria fortunata!

Mettiamo subito le cose in chiaro: le nutrie non sono “pantegane”. Sono semmai dei “castorini” (fanno parte della famiglia dei Myocastoridae), mammiferi roditori originari del Sud America.
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.

Mariah è stata trovata gravemente ferita in uno scantinato, da un gentile signore che impietosito (o forse non sapeva come liberarsene?) decide di chiamare il canile della zona, il quale a sua volta (vista l’eccezionalità del recupero) chiede l’aiuto di Angelica, volontaria più abituata ai piccoli roditori.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!

Angelica e Mariah

Angelica e Mariah

Angelica riesce ad avere la meglio, e la piccola Mariah si ritrova in un trasportino per gatti, direzione veterinario. La diagnosi parla di danni irreversibili alla colonna vertebrale, senza contare gli incisivi spezzati che le impediscono di nutrirsi.

Fra le due “ragazze”, Angelica e Mariah, nasce un’alleanza. Angelica la invita a mangiare usando il biberon, e Mariah capisce di essere in zampe sicure, gradisce le attenzioni che le vengono rivolte (“Appoggiava la sua manina alla mia mentre beveva…”) e scopre che non tutti gli umani sono uguali.

Resta la sua povera schiena spezzata. Angelica costruisce prima un carrellino fai-da-te, per i primi spostamenti in casa. La cosa funziona. Con un carrellino migliore e qualche accorgimento da esperto, Mariah è libera di scorazzare per tutto il giardino. In compagnia dei suoi nuovi amici, una cagnolina e un coniglietto follemente attratto da questa “cugina” un pò originale!

fonte: http://benessereanimale.wordpress.com

Estate 2012: sulla base delle stime fornite dalla Coldiretti, quest’anno le produzioni agricole stanno andando incontro ad un forte calo.
POMODORO: -20%
MAIS: -30%
SOIA: -40%
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO: -50%
GIRASOLE: -20%
LATTE: -15%
I danni all’agricoltura italiana stimati da coldiretti si avvicinano a 1 miliardo di euro. La fauna selvatica e le nutrie sono innocenti, ma allora quali sono le vere cause?
E’ il clima e la geoingengeria ovvero la modificazione climatica che viene attuata dai governi dei Paesi della NATO per mezzo delle scie chimiche le quali sono in grado di dissolvere le nuvole ed evitare le precipitazioni oppure, viceversa, di concentrare forti perturbazioni in un breve lasso di spazio e tempo. Continua il comunicato della coldiretti: “[…] è il risultato di una estate iniziata con un mese di giugno in cui la precipitazione cumulata al nord era stata secondo l’Ucea inferiore del 45,4 per cento rispetto alla media geografica degli scarti del clima del periodo 1971-2000. A preoccupare adesso sono anche i temporali violenti che rischiano di aggravare il conto dei danni.”

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mappa della goeingegneria clandestina: l’Italia presenta il simbolo di una goccia ocn una X ovvero siccità indotta

Riportiamo un altro comunicato della coldiretti:
Siccità, è stato di calamità nelle campagne italiane
E’ stato di calamità nelle campagne italiane a causa della siccità. Dopo la richiesta di riconoscimento avanzata da Coldiretti, la quale ha calcolato un bilancio dei danni superiore al mezzo miliardo di euro, il Ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha annunciato che “ci sono delle zone del paese dove molto probabilmente sarà dichiarato lo stato di calamità naturale e i tecnici del mio ministero stanno lavorando per individuarle”.  Secondo un monitoraggio della Coldiretti, il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con forti cali della produzioni. Per il mais si stima una riduzione dei raccolti del 25-30 per cento a livello nazionale con punte dell’80 per cento nel Polesine e del 50 per cento nel Padovano. Male anche la soia, con un calo del 30-40 per cento nelle regioni settentrionali  (dove si effettua la quasi totalità della coltivazione) con punte dell’80-100 per cento nel Polesine.  Per il girasole la produzione dovrebbe diminuire del 20 per cento a livello nazionale, soprattutto nelle Marche e in Toscana, mentre rischia di essere dimezzata la barbabietola da zucchero, con un crollo sino al 50 per cento nelle regioni del Nord a seguito del calo della resa nelle aree del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove non si è potuto irrigare.  Situazione preoccupante pur per il pomodoro, con un -20 per cento del raccolto in tutte le aree di produzione nazionale con punte del 25 per cento nel Mezzogiorno. Anche la vite è a rischio se dovesse permanere il caldo. E’ prevista una produzione molto contenuta rispetto alla media.  Per il latte si teme una minore produzione  a livello nazionale del 10-15 per cento con punte del 30-40 per cento in Toscana dove si registrano maggiori costi del 70-80 per cento per carenza foraggi mentre in Piemonte le mandrie sono costrette a lasciare gli alpeggi con un mese di anticipo.  Riduzione della produzione pure per gli ortaggi dove non è stato possibile irrigare. In Abruzzo secondo la Coldiretti calo del 30 per cento della produzione di patate e carote. Ma gli effetti del caldo non stanno risparmiando neppure uova e miele.”

Si tratta quindi di una importante dimostrazione secondo cui la fauna selvatica non arreca impatti gravi sull’agricoltura (come dimostrato da molti dati ufficiali e articoli scientifici) ma il problema principale è in realtà politico e militare. Purtroppo non è possibile sparare agli aerei quindi le lobbies venatorie continueranno a mentire e lo faranno pur sapendo la verità.

Le nutrie sono castori sudamericani importati circa un secolo fa dall’Argentina al Nord Italia per l’allevamento finalizzato alla produzione di pellicce (il castorino appunto). Da cento anni circa quindi le fughe accidentali e i rilasci intenzionali hanno dato origine a colonie di individui naturalizzati e ricadono a tutti gli effetti sotto la tutela della legge nazionale sulla fauna selvatica.

Si sapeva benissimo che l’Italia prometteva un clima ideale per questi roditori e difatti sorsero innumerevoli allevamenti.

Questi animali sono diffusi in due principali zone d’Italia (non in tutta la penisola) e in presenza puntiforme in altre limitate aree.  Le nutrie rendono più stabile l’ambiente, ovviamente laddove non sia stato degradato e reso instabile dall’uomo. L’unica cosa da NON fare è ucciderle. Infatti la loro ecologia riproduttiva fa si che più individui si abbattono e più nuovi esemplari della stessa specie nasceranno per ristabilirne l’equilibrio. Si chiama ecologia,  una scienza e spiace constatare che ci sono sedicenti biologi, naturalisti o altre figure ignoranti in materia di conservazione della natura.

Le nutrie non si riproducono in modo esponenziale ma reagiscono solo ai disturbi antropici quindi sono i piani di abbattimento che ne favoriscono l’incremento. Tra l’altro ciò avviene sempre e solo nelle stesse zone.

In Inghilterra sono riusciti ad eradicare la nutria solo a causa di una serie di coincidenze fortuite:

–          Tempestività nell’azione (catture con gabbie)

–          Mancanza di reticoli idrografici senza soluzione di continuità (le popolazioni di nutria erano isolate e facilmente controllabili)

–          Serie consecutiva di inverni molti freddi. Il freddo infatti è il nemico principale per questi animali

–          Non autorizzazione della caccia tutto l’anno. In caso negativo ciò sarebbe stata una vera iattura e avrebbe diffuso le nutrie in maniera più capillare, peggiorando il problema.

Le nutrie – che ricordiamo sono state importate dall’uomo, vero colpevole dei danni – non sono numerose e a tutt’oggi non esiste nessun metodo attendibile di stima. In ambiente naturale il numero degli esemplari è in equilibrio con gli ecosistemi in cui vengono a trovarsi, solo dove vengono fatti gli abbattimenti e dove l’uomo ha già degradato l’ambiente (argini diserbati, cattiva manutenzione e gestione dei fondi agricoli, mancanza delle misure di prevenzione, ecc.) si hanno degli impatti che ricordiamolo sono minimi e localizzati. Frutto comunque della superficialità e non curanza dell’uomo come i dati scientifici dimostrano.

Questi animali non devastano i raccolti e non sono responsabili degli eventuali danni alle opere idrauliche. Oltretutto proteggono le altre specie mantenendo l’ambiente, e l’ecosistema in cui vivono,sano. Favoriscono anche la colonizzazione di nuove essenze vegetali lungo i corsi d’acqua e mantengono l’acqua pulita permettendo a pesci e anfibi (ma anche a uccelli, rettili, invertebrati e mammiferi) di vivere e riprodursi. Dire che mangiano tutto è una pesante menzogna e nessun biologo o professionista del settore avrebbe il coraggio di dire un’amenità simile. Essendo animali erbivori e timorosi si cibano solo della vegetazione spontanea che cresce nei pressi delle rive dei corsi d’acqua. Le auto inoltre sono pericolose per le nutrie ma anche per gli altri animali come ricci, lepri, conigli, ratti, rettili, rospi, uccelli, mammiferi (volpi, cani, gatti, mustelidi, ecc.). Secondo le indagini del Corpo Forestale dello Stato, le nutrie non sono causa di incidenti stradali. E comunque è l’automobilista ad essere sempre colpevole nel caso di investimento di fauna e secondo la logica dovrebbe egli stesso pagare oltre al soccorso anche eventuali danni al suo veicolo o alle infrastrutture.

Le nutrie come altri animali sia autoctoni che alloctoni vivono in armonia con la natura locale. Solo in caso di ambienti già degradati con specie animali o vegetali già in via di estinzione allora potrebbero accelerare un percorso già intrapreso dalle colpe che l’uomo ha con la natura.

Le nutrie si riproducono molto poco, solo 2 volte all’anno e sono animali in grado di autoregolarsi. Infatti ciò è dimostrato proprio dal fatto che in zone dove sono presenti nutrie ma assenti gli uomini, il problema non sussiste. Questo perché l’ambiente sano, naturale, è in grado di raggiungere il giusto e duraturo equilibrio. E questo vale per tutti gli esseri viventi.

I sistemi di protezione e prevenzioni esistono. Ma sottrarrebbero soldi agli agricoltori e cacciatori che non avrebbero più modo di chiedere indennizzi o di alimentare le industrie delle armi (che auguro fortemente possano chiudere nel più breve tempo possibile). Il fucile invece non è un metodo ma una vera e provata idiozia. Gli individui colpiti vanno incontro ad una morte lenta e dolorosa. Si crea un forte impatto ambientale con pesanti ripercussioni sulla conservazione della biodiversità. Ciò causa inquinamento non solo acustico ma anche idrico e del suolo e mette a repentaglio non solo la vita di molti animali ma anche la sicurezza delle persone. Sarebbe da folli attuare lo sparo. La caccia intensiva è solo una fregnaccia e la scienza lo dimostra.

Attualmente viene applicato il trappolaggio che risulta essere il metodo di contenimento più efficace nel tempo.

Se si vuole salvare e proteggere l’ecosistema occorre prima di tutto seguire la legge che prevede l’uso di metodi ecologici e poi stanziare finanziamenti proprio a questi ultimi dato che gli studi scientifici hanno dimostrato la fattibilità, l’efficacia e la risoluzione dei problemi in questione.